L’ebola e la peste

C’era stato un picco mediatico nei mesi scorsi sull’epidemia di ebola che sta affliggendo alcuni Paesi dell’Africa occidentale, con tanto di iniziale psicosi sulla diffusione della malattia in Europa.
I riflettori sull’ebola si sono accesi con i primi contagi dei missionari europei in estate, ed il vero e proprio boom mediatico si ebbe con il contagio dell’infermiera spagnola Teresa Romero, successivamente guarita, sebbene l’epidemia di ebola in Africa fosse iniziata a febbraio 2014. Proprio come nel romanzo “La peste” di Albert Camus, le reazioni di fronte alla paura, più o meno reale, di un’epidemia sono varie. Nel romanzo c’era chi reagiva alla diffusione della peste barricandosi in casa; chi invece non rinunciava alle proprie abitudini e ai piccoli piaceri, come andare al ristorante, seppur evitando accuratamente il contatto con gli altri; c’era il caso degli attori di teatro rimasti bloccati dal cordone sanitario, che ripropongono ogni sera la stessa rappresentazione; tutti comportamenti ed episodi sapientemente descritti ed analizzati dall’autore.
Allo stesso modo abbiamo assistito a una varietà di comportamenti, da chi ha cercato di strumentalizzare l’epidemia per una campagna anti immigrazione, da chi scendeva in piazza contro la soppressione del cane Excalibur dell’infermiera spagnola, per non parlare delle continue notizie su un’eventuale vaccino italiano mai confermate e svanite nel nulla.
Ad Oran, la città colpita dalla peste nel romanzo di Camus, la voglia di tornare alla normalità, che comunque può essere vista come un’espressione dell’istinto di sopravvivenza, è più forte di tutto: quando la città è dichiarata libera dalla peste la gente scende in strada e festeggia, sembrerebbe immemore della tragedia appena sofferta e delle migliaia di persone che non sono sopravvissute. Così quando la Spagna è stata dichiarata libera dall’ebola e in generale quando ci siamo resi conto che non eravamo minacciati dall’epidemia, noi non solo tiriamo un sospiro di sollievo ma dimentichiamo.
Ad oggi, quando i decessi per ebola hanno superato quota 15000, le uniche notizie sull’ebola nei telegiornali riguardano un medico ricoverato a Roma, come a dire che esistono malati di serie A e di serie B.

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