Elizabeth come Gengè?

Come ci vedono gli altri? Quali e quanti ruoli ci ritroviamo a interpretare? Gli altri percepiscono di noi la stessa immagine che noi abbiamo di noi stessi?

Il conflitto fra l’io interiore e i numerevoli io che ci rappresentiamo è ciò che accomuna Elizabeth, il personaggio principale di “Persona” di Bergman, e Gengè, ossia il Vitangelo Mostarda di “Uno, nessuno e centomila” di Pirandello.

Il caro Gengè a furia di rimuginare e rimuginare ci perde il senno e non solo, infatti anche moglie e ricchezze prendono il volo assieme alla sua ragione.

Elizabeth è invece un’attrice che il contrasto fra ciò che è ed i vari ruoli che impersona porta a prendere una decisione estrema: smettere di parlare. Lei non riesce più a fingere nè sul palcoscenico nè nella vita, dove deve recitare la parte della madre amorevole mentre invece non prova nessun sentimento per il figlio.

Ma come accettare il fatto che, volenti o nolenti, interpretiamo dei ruoli nella vita e soprattutto che gli altri hanno un’immagine di noi diversa da quella che vogliamo proporre? Alla Gengè? Che pur di fare un dispetto agli altri distruggendo l’immagine che hanno di lui finisce in rovina, ridicolizzato da tutti. O alla Elizabeth, che decide di non essere più nessuno smettendo di parlare ed entrando in uno stato di apatia per non essere più costretta ad essere qualcuno che in realtà non è?

E poi, chi è il vero “io”, forse anche l’idea che abbiamo di noi stessi è alterata. Forse meglio non rimuginarci su troppo per evitare di finire in un ospizio come Gengè, libero sì da ogni regola, ma felice con quella felicità che solo i pazzi comprendono.

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La bastarda di Istanbul

La bastarda di Istanbul è un libro della scrittrice Elif Shafak, che rivede i rapporti tra turchi e armeni attraverso la storia di due adolescenti.

Il romanzo parla del viaggio della giovane Armanoush, nata e cresciuta negli Stati Uniti, alla ricerca delle proprie origini. La madre di Armanoush è americana mentre il padre è armeno, con una famiglia molto tradizionale. Proprio le abitudini e l’invadenza della famiglia del padre sono state la cause del divorzio fra i genitori della ragazza. Rose, la madre di Armanoush, si risposa con un uomo di origini turche, quasi per ripicca nei confronti della famiglia dell’ex marito. Armanoush, cresciuta divisa tra i due diversi mondi dei genitori, sente il bisogno di conoscere le sue origini; contatta allora la famiglia del patrigno ad Istanbul ed intraprende un viaggio che la porterà a scoprire molto più di quello che si aspetta.

Conoscerà Asya, sua cugina, la bastarda del titolo, e scoprirà di essere molto più legata a lei di quello che pensa. Asya è una ragazza ribelle, che vive con contrasto il rapporto con una famiglia molto tradizionale e con la madre, seppur per un motivo diverso. La madre di Asya è un personaggio interessante, che ci insegna a non giudicare alle prime impressioni, e con un triste segreto che è la chiave del rapporto difficile con la figlia.

Un libro che insegna a non fermarsi alle apparenze ed a non giudicare con facilità, oltre che a mostrare come le differenze tra due popoli tra cui esiste un’ostilità forte si possano superare.