La città incantata

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La città incantata è un film di animazione del regista giapponese Hayao Miyazaki, record di incassi in Giappone e vincitore di un premio oscar.
Una delle curiosità del film è che Miyazaki si è ispirato alle figlie di alcuni suoi amici per il personaggio principale, Chihiro, una bambina di 10 anni, ed ha voluto realizzare un film in cui potevano identificarsi con l’eroina. Chihiro è una bambina capricciosa all’inizio del film, ma dopo la sua avventura nella città incantata si scoprirà una bambina molto forte e coraggiosa.
La storia racconta del viaggio di Chihiro e dei suoi genitori, che si stanno trasferendo a vivere in una nuova città e per questo la bambina è triste e imbronciata. A un certo punto si fermano e scoprono una città che sembra deserta, con prelibatezze ovunque e a portata di mano, ma che ben presto si rivelerà essere una città incantata….
Inizia qui il vero viaggio di Chihiro, che da bambina impaurita e capricciosa si scoprirà una vera eroina. In questa città la strega Yubaba impedisce ai mal capitati di andarsene rubando il loro nome: Chihiro diventa Sen, dopo che la strega le ruba alcune lettere del suo nome. Chihiro letteralmente significa “mille braccia”, intese come unità di misura, mentre Sen significa solo mille: una volta che le è stata rubata la sua identità la bambina è diventata un numero fra tanti. Il titolo originale ha a che fare proprio con la relazione tra nome e identità, e la traduzione inglese “Spirited away” sicuramente rende meglio l’idea rispetto a quella italiana.
Il film è proprio bello da vedere, la qualità dei disegni è eccellente, e come si può leggere tra le curiosità del film ci sono sempre dei piccoli particolari che lo rendono “reale”.
Gli altri personaggi del film sono spiriti o personaggi fantastici, i cui nomi descrivono chi sono, e attraverso i quali vengono trattati diversi temi quali la cupidigia, l’avarizia, il rispetto per l’ambiente (tema caro a Miyazaki) e l’educazione e la crescita dei bambini, che senza i giusti riferimenti possono “perdere il loro spirito”. Tra i vari spiriti c’è lo spirito senza volto che rappresenta il Giappone moderno, un Paese in cerca della propria identità.
Nel film ci sono inoltre dei momenti di pausa, chiamati “Ma” in giapponese che, come spiega lo stesso Miyazaki in un’intervista, sono molto importanti alla dinamica della storia e servono a mantenere l’attenzione dello spettatore; il regista fa un paragone con l’applauso, che non sarebbe percepito senza le pause tra le battute delle mani.
Infine un’ultima curiosità sul pacifista Miyazaki, che non si presentò alla cerimonia degli Oscar del 2003 perchè contrario alla guerra in Iraq.

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2 pensieri su “La città incantata

  1. Assieme alla “Principessa Mononoke” l’opera che considero più ricca di livelli di lettura e interpretazione, nonché. ma questa è una costante dello Studio Ghibli, magia in movimento… in questo caso mi piace ricordare il significato sociale della trama, che critica i rituali dell’abitudine che narcotizzano la nostra sensibilità, rendendoci opachi e perennemente alla ricerca di una soddisfazione e appagamento che, in realtà, sono da ricercarsi solo dentro noi stessi… Un altro grande insegnamento del maestro Miyazaki…

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    1. Le opere devono sì dilettarci ma anche esserci di insegnamento, e questa è la grande forza di Miyazaki. Ho letto che tornerà presto con un corto per la cui realizzazione ha impiegato tre anni!
      Grazie per il contributo 🙂

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