Delusioni letterarie

Se esiste il blocco del lettore credo di esserne affetta. Dopo alcuni libri iniziati e abbandonati ho letto “Dear Life” di Alice Munro; ero curiosa di leggere la Munro visto che e’ un premio Nobel e “Dear Life”, la sua ultima raccolta di racconti, era pubblicizzata come una delle sue opere piu’ rappresentative.  E invece i suoi racconti non mi hanno colpito particolarmente, li ho trovati delle semplici storie e niente piu’, non riscontrandovi questa maestria nell’indagare l’animo umano che le si riconosce (parere personale chiaramente!). Le protagoniste dei racconti della Munro sono le donne, spesso simbolo di vari aspetti, in conflitto, di una stessa personalità. Sicuramente uno stile molto particolare, che più che sulle emozioni vuole investigare la memoria che si ha di alcne emozioni, processo che è possibile fare solo con la maturità dell’età; tuttavia, come dicevo, non mi ha particolarmente entusiasmata. Le storie che preferisco sono le ultime, non solo quelle di ispirazione autobiografica, ma anche “In sight of the lake”, perchè secondo me questo stile con molti flash back rende di più quando la storia viene narrata in prima persona.

Pensavo quindi di andare sul sicuro con “Norvegian wood”, romanzo di Murakami che ha avuto grandissimo successo e forse a contribuire alla mia “delusione” c’è proprio la grande pubblicità che gli viene fatta e che mi ha creato troppe aspettative. Tra l’altro ho letto che lo stesso Murakami non lo considera affatto uno dei suoi libri migliori e che anzi rimase sorpreso dal successo che aveva avuto il romanzo.

“Norvegian wood” si discosta dal tema dell’assurdo, che e’ invece quello che mi piace di questo scrittore e che avevo trovato ne “Nel segno della pecora” e “Dance dance dance”.

Sicuramente la psicologia dei personaggi e’ ben descritta e per tutto il libro c’e’ un senso di tristezza che accompagna anche dopo la fine della lettura: come in Dance dance dance il tema e’ il passaggio ad una nuova fase della vita, in questo caso all’eta’ adulta, imparando a rapportarsi con il dolore, la morte e l’amore. Detto questo, e’ la maniera in cui vengono raccontati i fatti che non mi ha coinvolto piu’ di tanto, non e’ il Murakami che ti tiene incollato al libro anche se non parla di nulla e, diciamolo, se si tolgono le scene di sesso si toglie quasi meta’ libro.
Spero di ricredermi su quest’autore in futuro, perche'”Dance dance dance” e’ uno dei libri piu’ belli che ho letto quest’anno!

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Belle de jour

belle de jour

Sogno e realtà si mischiano in “Belle de jour”, il celebre film del 1967 di Luis Buñuel con protagonista Catherine Deneuve, tratto da un romanzo di Joseph Kessel. Nel film ritroviamo tutti i temi caratteristici di Buñuel: l’inconscio, la sessualità, la critica anti borghese e anti clericale.
Il sogno è il mezzo usato dal regista per indagare l’inconscio di Severine, una giovane borghese moglie di un medico, che però non riesce ad avere rapporti fisici col marito (vediamo nel film che dormono in letti separati), ed è interessante vedere l’evoluzione delle fantasie di questa donna che si rifugia in esse usandole come terapia.
Sin dalla prima scena capiamo che Severine ha delle tendenze masochiste: sogna infatti che il marito la punisca facendola frustare, e queste tendenze diventeranno sempre più chiare nel corso del film.

Scopriamo durante il film che Severine è stata molestata da piccola e il regista attribuisce all’educazione cattolica il suo senso di colpa che da adulta le impedisce di vivere la vita matrimoniale; a riprendere il tema della critica all’educazione cattolica vi sono la scena in cui Severine bambina rifiuta di fare la prima comunione e la scena in cui Severine sogna il marito ed un suo amico che dicono che i nomi di alcuni buoi sono rimorso ed espiazione e subito dopo le tirano del fango addosso.
La vita di Severine, giovane borghese modello di virtù, prenderà una piega inaspettata (sarà vero?), rivelando sempre più le sue tendenze masochiste quasi in un climax.
Sogno e realtà non sono ben separati nel film, ma vi sono degli elementi che aiutano a capire quando si è in un sogno, come l’esasperazione di alcune situazioni (le scene nella casa di appuntamenti sembrano essere delle caricature, i clienti sono dei personaggi assurdi), o un suono di campanelli che si sente in più di una scena, o la misteriosa scatola di un cliente della casa di appuntamenti.
Buñuel è un maestro nell’indagare l’inconscio come il “posto” dove risiede la nostra sessualità e che rivela molto più di una persona che non la sua realtà; in “Belle de jour” vediamo come le esperienze passate, l’educazione possano determinare la sessualità di una persona, e come possa esserci una parte della personalità che viene fuori soltanto nel mondo delle fantasie/sogni, il tutto in un mix di tensione, tragedia e comicità.

Arte & Natura – Basilica di San Paolo fuori le mura (Roma)

Aderisco ad un’iniziativa lanciata da Alessandra di Libri nella mente che ha creato la rubrica “Arte & Natura” con lo scopo di conoscere e comunicare le bellezze dei luoghi in cui viviamo; un modo per conoscere meglio il nostro territorio e favorire il turismo locale. Qui il post dove Alessandra dà il via all’iniziativa e spiega come aderire.
Da poco mi sono trasferita in provincia di Roma e appena posso colgo l’occasione per esplorare questa bellissima regione. Inauguro quindi questo spazio con la visita alla basilica di San Paolo fuori le mura, ma  inserisco nella rubrica anche il post sul museo d’arte orientale di Roma che avevo visitato un paio di mesi fa.
Premetto che non sono nè una storica dell’arte nè una storica, questa è una visita virtuale proposta semplicemente da un’amatrice.

La basilica
San Paolo fuori le mura è una delle quattro basiliche papali di Roma, la seconda più grande dopo San Pietro, ed anche qui si celebra il rito CAM00340dell’apertura della porta santa negli anni giubilari.
La basilica è facilmente raggiungibile con la metropolitana, si trova lungo la via Ostiense al di fuori delle mura aureliane uscendo da Porta San Paolo (da qui il nome “fuori le mura”). Venne costruita sul luogo dove si trova la sepoltura di San Paolo ed oggi la tomba si trova sotto l’altare papale.

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Un po’ di storia
La prima basilica fu costruita nel I sec. d.C. dall’imperatore Costantino sul luogo della sepoltura di Paolo di Tarso, che fu da subito meta di pellegrinaggi. La curva dell’abside di questa prima chiesa, che aveva orientazione opposta all’attuale basilica, è visibile da sotto l’altare papale.
Nel IV sec. d.C. la basilica venne totalmente ricostruita sotto il regno congiunto dei tre imperatori Teodosio I, Graziano e Valentiniano II perchè troppo piccola rispetto al flusso di pellegrini che arrivavano ogni anno; questa struttura rimase intatta fino all’incendio del 1823.
Nei secoli vennero eseguiti dei restauri; tra i più importanti vi sono quelli dovuti a Galla Placidia, che fece realizzare l’arco trionfale, a papa Leone I a cui si devono i tondi con i ritratti dei papi e  a papa Gregorio I che fece rialzare il livello del pavimento nella zona del transetto.
Nel 1823 parte della basilica venne distrutta da un incendio; la ricostruzione iniziò sotto papa Leone XII e terminò sotto papa Pio IX, che inaugurò la nuova basilica nel 1854.

La basilica oggi
La chiesa presenta una pianta a croce latina e il suo aspetto attuale è dovuto principalmente all’architetto Luigi Poletti. Una delle sue caratteristiche sono i tondi con i ritratti dei papi da San Pietro a papa Francesco che percorrono la chiesa al di sopra degli archi che dividono le navate. I tondi sono realizzati con la tecnica del mosaico e a fondo oro e al di sopra di questi vi sono 36 affreschi raffiguranti la vita di San Paolo che vennero restaurati dopo l’incendio del 1823 in pochissimi anni.

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A separare il transetto dalla navata centrale vi è l’arco di Galla Placidia, così detto dal nome della committente, realizzato con la tecnica del mosaico e che raffigura un Cristo Pantocratore, i simboli dei quattro evangelisti ed i santi Pietro e Paolo.

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Accanto all’altare vi è il candelabro del cero pasquale realizzato nel XII secolo e attribuito a Pietro Vasselletto e Nicolò D’Angelo;  il candelabro è realizzato in marmo e raffigura dal basso verso l’alto motivi animali, vegetali, scene della passione e resurrezione di Cristo e vuole simboleggiare il superamento del peccato e della morte attraverso la resurrezione.

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Uscendo dal transetto si visita il chiostro, dove degli scavi effettuati negli anni 2000 hanno portato alla luce dei reperti funerari come alcuni sarcofagi; questa zona era infatti un’area cimiteriale tra il I a.C. e il IV d.C. e per questo motivo San Paolo venne sepolto qui.

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