Delusioni letterarie

Se esiste il blocco del lettore credo di esserne affetta. Dopo alcuni libri iniziati e abbandonati ho letto “Dear Life” di Alice Munro; ero curiosa di leggere la Munro visto che e’ un premio Nobel e “Dear Life”, la sua ultima raccolta di racconti, era pubblicizzata come una delle sue opere piu’ rappresentative.  E invece i suoi racconti non mi hanno colpito particolarmente, li ho trovati delle semplici storie e niente piu’, non riscontrandovi questa maestria nell’indagare l’animo umano che le si riconosce (parere personale chiaramente!). Le protagoniste dei racconti della Munro sono le donne, spesso simbolo di vari aspetti, in conflitto, di una stessa personalità. Sicuramente uno stile molto particolare, che più che sulle emozioni vuole investigare la memoria che si ha di alcne emozioni, processo che è possibile fare solo con la maturità dell’età; tuttavia, come dicevo, non mi ha particolarmente entusiasmata. Le storie che preferisco sono le ultime, non solo quelle di ispirazione autobiografica, ma anche “In sight of the lake”, perchè secondo me questo stile con molti flash back rende di più quando la storia viene narrata in prima persona.

Pensavo quindi di andare sul sicuro con “Norvegian wood”, romanzo di Murakami che ha avuto grandissimo successo e forse a contribuire alla mia “delusione” c’è proprio la grande pubblicità che gli viene fatta e che mi ha creato troppe aspettative. Tra l’altro ho letto che lo stesso Murakami non lo considera affatto uno dei suoi libri migliori e che anzi rimase sorpreso dal successo che aveva avuto il romanzo.

“Norvegian wood” si discosta dal tema dell’assurdo, che e’ invece quello che mi piace di questo scrittore e che avevo trovato ne “Nel segno della pecora” e “Dance dance dance”.

Sicuramente la psicologia dei personaggi e’ ben descritta e per tutto il libro c’e’ un senso di tristezza che accompagna anche dopo la fine della lettura: come in Dance dance dance il tema e’ il passaggio ad una nuova fase della vita, in questo caso all’eta’ adulta, imparando a rapportarsi con il dolore, la morte e l’amore. Detto questo, e’ la maniera in cui vengono raccontati i fatti che non mi ha coinvolto piu’ di tanto, non e’ il Murakami che ti tiene incollato al libro anche se non parla di nulla e, diciamolo, se si tolgono le scene di sesso si toglie quasi meta’ libro.
Spero di ricredermi su quest’autore in futuro, perche'”Dance dance dance” e’ uno dei libri piu’ belli che ho letto quest’anno!

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