Mantenere la calma

I fatti di Parigi hanno sconvolto tutti noi, ci siamo scoperti indifesi di fronte ad un nemico vigliacco e barbaro. Ma chi e’ in realta’ questo nemico?

Quello che mi fa paura oltre al  fatto in se’ e’ la nostra reazione, in primo luogo dei media e di alcuni politici che non si rendono conto dell’enorme responsabilita’ che hanno certe  loro affermazioni in un momento cosi’ delicato, dove le tensioni sociali sono gia’ molto alte.

Sta a noi restare calmi, non correre ai forconi e cercare di capire cosa sta succedendo senza fare il gioco dei terroristi, senza far nascere una guerra di religione, perche’ come in tutte le guerre la religione c’entra ben poco.

Io mi sorprendo quando Hollande proclama che siamo in guerra e l’opinione pubblica improvvisamente si risveglia e cade nel panico. La guerra c’e’ e da quasi cinque anni, e non e’ possibile che siamo stati cosi’ indifferenti di fronte ai milioni di morti  che ci sono stati in Siria; anche quando si cita la terza guerra mondiale, per il numero di nazioni coinvolte nella guerra in Siria, non c’e’ da stupirsi se si usano questi termini. La guerra e’ lontana e non ci tocca, se non quando un commando di terroristi ci attacca o quando vieniamo travolti dal flusso migratorio, ma non e’ cosi’, la guerra  riguarda e come tutti noi. Se non vogliamo farci abbindolare da titoli tipo “colpiti i nostri valori”, dobbiamo capire che in Siria sta succedendo qualcosa di molto simile a cio’ che successe con la guerra di Afghanistan degli anni ’80, con conseguenze molto simili: nazioni che vengono trattate come pedine nell’enterna guerra fra Usa e Russia e risorse finanziarie e militari a gruppi terroristici poi andati fuori controllo.

Se guardiamo gli ultimi attacchi terroristici rivendicati dall’Isis vediamo che sono state colpite le nazioni che fanno parte della coalizione che sta intervenendo in Siria: gli attentati in Australia e Canada di alcuni mesi fa, l’attentato in Turchia, in Libano, l’aereo russo caduto in Sinai, infine Parigi. Non sono attacchi fatti per invidia al nostro modo di vivere, alla nostra liberta’, ma fanno parte di una guerra il cui disegno non e’ neanche ben chiaro. Trovo sconcertante da parte dei giornalisti tale atteggiamento, non so se per superficialita’, ingenuita’ o per un’espressa volonta’ di manipolarci.

Ed anche quando si parla di attacco alla civilta’, alla liberta’ solo quando viene attaccata Parigi resto senza parole. Al livello del singolo cittadino e’ normale che si provi piu’ empatia verso persone che consideriamo piu’ vicine a noi, la ritengo una cosa del tutto umana, ma a livello di media  e politici non si possono fare tali affermazioni perche’ si sta implicitamente affermando che gli altri non sono civili/umani.

Cerchiamo di informarci, di avere un atteggiamento critico verso i fatti, non restiamo come gli uomini della caverna di Platone. Siamo bombardati di informazioni, molte di queste superficiali e fuorivianti. Non cadiamo nella propaganda razzista e anti islam: quante delle persone che sparano a zero sull’islam hanno letto il Corano, e soprattutto quante di queste hanno letto sia la Bibbia che il Corano per fare un’analisi ragionata e capire quante cose in comune abbiano in realta’  cristianesimo e islam? Le tre religioni monoteiste sono religioni di pace, e la storia dovrebbe insegnarci che le guerre non sono mai mosse da motivi religiosi bensi’ da potere e denaro.

Quando Salvini va in tv facendo appello che ai bambini venga letta Oriana Fallaci, oltre che un atto criminale io vedo il fallimento del sistema scolastico. Se non e’ la famiglia ad insegnarci ad andare oltre la superficialita’ dovrebbe essere la scuola ad insegnarci ad avere un approccio critico, direi scientifico, verso la vita. Il problema filosofico della conoscenza e’ sempre un problema attuale, oggi si applica benissimo alla societa’ dell’informazione, dove sembra facile ed immediato trovare risposte, ma e’ molto difficile trovare quelle vere e soprattutto capire come cercarle. La liberta deve essere innanzitutto liberta’ intellettuale e questo richiede un grande sforzo e grande riflessione.