Things fall apart (Il Crollo) – Chinua Achebe

Inauguro il 2016 con un post in arretrato. Intanto auguro a tutti un felice 2016, sperando che il nuovo anno porti un clima più sereno di quello che stiamo vivendo.

Per quanto riguarda il blog spero di poter riparare presto il computer, che è il motivo per cui non riesco ad essere costante con i post, di scrivere più “pillole di scienza” e in generale di essere più presente.

Iniziamo l’anno con un libro che è stato inserito nella lista dei 100 migliori libri di tutti i tempi dal The Guardian: Things fall apart di Chinua Achebe.

Things fall apart

Nelson Mandela definì Chinua Achebe come “lo scrittore con cui crollavano le mura della prigione” e proprio la lettura di Things fall apart lo aiutò a resistere nei lunghi anni di prigionia.

Things fall apart (Il crollo), scritto nel 1958 dallo scrittore nigeriano Chinua Achebe, è il più importante romanzo della letteratura africana, adottato in moltissime scuole. La forza del romanzo sta nel darci un’immagine della società nigeriana prima del colonialismo e nel raccontare il mutamento che avviene con l’arrivo degli inglesi da un punto di vista esclusivamente africano.

La narrazione si svolge nei primi decenni del 1900 e tramite le vicende della vita di Okonkwo, eroe tragico del romanzo, viviamo anche noi la transizione vissuta nel Paese. Nella prima parte del libro Achebe ci descrive le credenze, i valori, i riti che scandiscono i principali avvenimenti della vita. Il protagonista, Okonkwo, è un uomo di etnia Igbo del villaggio immaginario di Umuofia che gode di grande rispetto nel suo villaggio e si è distinto per le sue capacità di lottatore. Cresciuto disprezzando il padre Unoka e vergognandosi di lui, un uomo considerato debole, quasi effeminato, in una società che esalta la mascolinità, Okonkwo per tutta la sua vita si sforza per essere l’esatto opposto del padre e rifiuta i valori in cui ritiene che il padre credesse. Se Unoka era un uomo pigro, forse solo sfortunato, gentile, che amava la musica e fare conversazione, Okonkwo è molto laborioso, coraggioso, violento con le sue mogli e i suoi figli, e rifiuta ogni cosa che percepisce come poco mascolina come la musica. Grazie alla sua forza e determinazione Okonkwo conquista una posizione rispettabile nel suo clan, è benestante, riesce ad avere tre mogli e molti figli. Nel libro conosciamo in particolar modo due di questi: Nwoye, il primogenito, che in molti aspetti assomiglia al nonno Unoka e che vedremo sarà una delusione per Okonkwo tanto quanto lo era il padre, ed Ezinma, la figlia preferita di Okonkwo, tant’è che molto spesso lo vediamo rammaricarsi del fatto che lei non sia uomo!

Nella prima parte del romanzo ci vengono illustrate le credenze degli Igbo, ad esempio il fatto che quando una donna partoriva più volte un bambino morto, o se il bambino moriva nei primi anni di vita, si credeva che fosse sempre lo stesso bambino tornato per tormentare la madre; se invece nascevano dei gemelli questi erano cattivo presagio ed andavano abbandonati nella foresta; gli albini venivano emarginati perchè considerati segno del male; ogni decisione degli anziani andava rispettata anche se considerata ingiusta.

E’ chiaro che sono le parti della popolazione che soffrivano con le leggi locali che vengono conquistate dal cristianesimo. Quando arrivano gli inglesi, infatti, questi si propongono alla popolazione innanzitutto con la religione più che con il potere politico/militare. Come è sempre avvenuto nella storia il messaggio di uguaglianza portato dalla nuova religione si diffonde rapidamente tra gli emarginati e i più sfortunati, questo anche grazie al temperamento mite e alla bontà di Mr. Brown, il reverendo che non ha pregiudizi ma anzi  dialoga con gli Igbo e cerca di capirne usi e tradizioni. Il suo successore invece, Mr. Smith, rappresenta l’intolleranza coloniale che andrà a scontrarsi con la popolazione locale.

Achebe presenta aspetti positivi e negativi sia degli Igbo come dei coloni; il personaggio di Okonkwo, molto rigido nelle sue posizioni e che potrebbe sembrare quasi insensibile, è bilanciato da altri personaggi più miti, così come dei coloni ci viene presentata la parte tollerante e quella che vuole solo imporsi e cancellare il passato.

Lo scopo di Achebe non è quello di fare una critica del colonialismo, ma di presentarci i fatti avvenuti dal punto di vista di chi è colonizzato, esaltando la cultura nigeriana; con lui viviamo il dramma di Okonkwo, un uomo strettamente legato alla propria scala di valori e che anche con i suoi modi rudi ci dice che un ideale può diventare la propria ragione di vita.

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9 pensieri su “Things fall apart (Il Crollo) – Chinua Achebe

  1. Interessante. Ho visto che il libro era stato stampato dalla casa editrice E/O con il titolo Il crollo, ma oggi è fuori catalogo e quindi non più reperibile in italiano. Forse si può trovare in biblioteca… Colgo l’occasione per ricambiarti gli auguri di Buon Anno 🙂

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    1. Ciao Alessandra! Spero che tu abbia passato delle buone vacanze 🙂
      In effetti io l’avevo comprato in inglese alla Feltrinelli international, ma credo che in una biblioteca ben fornita si possa trovare. Ad esempio da me questo libro non c’era, c’erano altri due libri di Achebe, ma avevo visto nel catalogo di Roma e c’era.

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  2. Pingback: La madre è suprema

  3. Naturalmente non conoscevo questo scrittore, anche se nella mia biblioteca (ebook) di scrittori nigeriani ce n’è più d’uno. (I quali, sempre naturalmente, non ho ancora letto, sebbene la mia utopia sia provvedere alla lacuna).
    Ti confesso il mio rammarico nel constatare l’assenza del titolo in questione dalla mia biblioteca, proprio per l’importanza che tu rilevi e segnali. Sinceramente ammetto la mia sindrome da Paperon dei Paperoni, per cui il solo fatto di avere e il piacere dell’accumulo è già fonte sufficiente di appagamento (sono meschino, vero?)

    Nota: resta, in ogni caso, che il tuo post è eccitante 🙂

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    1. Grazie 😉
      Anch’io ormai leggo soprattutto ebook o libri presi in prestito in biblioteca, non ho spazio materiale! Adesso sono tornata in Africa con un autore keniano, Ngũgĩ wa Thiong’o, lo conosci?
      ahahah vada per la sindrome da Paperon dei Paperoni, finché il portafoglio non piange direi che si può fare! 😀

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      1. È un miracolo che io conosca Calvino piuttosto che l’Antologia di Spoon River, figurati se conosco quello scrittore con la doppia colpa e non da poco di avere un nome impossibile ed appartenere ad un Africa che se anche non è il Congo, è comunque nera!
        Sappi, comunque che Paperon si sta attivando… 🙂

        Grazie, Donutella, della dritta.

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