Arte & Natura – Basilica di San Paolo fuori le mura (Roma)

Aderisco ad un’iniziativa lanciata da Alessandra di Libri nella mente che ha creato la rubrica “Arte & Natura” con lo scopo di conoscere e comunicare le bellezze dei luoghi in cui viviamo; un modo per conoscere meglio il nostro territorio e favorire il turismo locale. Qui il post dove Alessandra dà il via all’iniziativa e spiega come aderire.
Da poco mi sono trasferita in provincia di Roma e appena posso colgo l’occasione per esplorare questa bellissima regione. Inauguro quindi questo spazio con la visita alla basilica di San Paolo fuori le mura, ma  inserisco nella rubrica anche il post sul museo d’arte orientale di Roma che avevo visitato un paio di mesi fa.
Premetto che non sono nè una storica dell’arte nè una storica, questa è una visita virtuale proposta semplicemente da un’amatrice.

La basilica
San Paolo fuori le mura è una delle quattro basiliche papali di Roma, la seconda più grande dopo San Pietro, ed anche qui si celebra il rito CAM00340dell’apertura della porta santa negli anni giubilari.
La basilica è facilmente raggiungibile con la metropolitana, si trova lungo la via Ostiense al di fuori delle mura aureliane uscendo da Porta San Paolo (da qui il nome “fuori le mura”). Venne costruita sul luogo dove si trova la sepoltura di San Paolo ed oggi la tomba si trova sotto l’altare papale.

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Un po’ di storia
La prima basilica fu costruita nel I sec. d.C. dall’imperatore Costantino sul luogo della sepoltura di Paolo di Tarso, che fu da subito meta di pellegrinaggi. La curva dell’abside di questa prima chiesa, che aveva orientazione opposta all’attuale basilica, è visibile da sotto l’altare papale.
Nel IV sec. d.C. la basilica venne totalmente ricostruita sotto il regno congiunto dei tre imperatori Teodosio I, Graziano e Valentiniano II perchè troppo piccola rispetto al flusso di pellegrini che arrivavano ogni anno; questa struttura rimase intatta fino all’incendio del 1823.
Nei secoli vennero eseguiti dei restauri; tra i più importanti vi sono quelli dovuti a Galla Placidia, che fece realizzare l’arco trionfale, a papa Leone I a cui si devono i tondi con i ritratti dei papi e  a papa Gregorio I che fece rialzare il livello del pavimento nella zona del transetto.
Nel 1823 parte della basilica venne distrutta da un incendio; la ricostruzione iniziò sotto papa Leone XII e terminò sotto papa Pio IX, che inaugurò la nuova basilica nel 1854.

La basilica oggi
La chiesa presenta una pianta a croce latina e il suo aspetto attuale è dovuto principalmente all’architetto Luigi Poletti. Una delle sue caratteristiche sono i tondi con i ritratti dei papi da San Pietro a papa Francesco che percorrono la chiesa al di sopra degli archi che dividono le navate. I tondi sono realizzati con la tecnica del mosaico e a fondo oro e al di sopra di questi vi sono 36 affreschi raffiguranti la vita di San Paolo che vennero restaurati dopo l’incendio del 1823 in pochissimi anni.

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A separare il transetto dalla navata centrale vi è l’arco di Galla Placidia, così detto dal nome della committente, realizzato con la tecnica del mosaico e che raffigura un Cristo Pantocratore, i simboli dei quattro evangelisti ed i santi Pietro e Paolo.

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Accanto all’altare vi è il candelabro del cero pasquale realizzato nel XII secolo e attribuito a Pietro Vasselletto e Nicolò D’Angelo;  il candelabro è realizzato in marmo e raffigura dal basso verso l’alto motivi animali, vegetali, scene della passione e resurrezione di Cristo e vuole simboleggiare il superamento del peccato e della morte attraverso la resurrezione.

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Uscendo dal transetto si visita il chiostro, dove degli scavi effettuati negli anni 2000 hanno portato alla luce dei reperti funerari come alcuni sarcofagi; questa zona era infatti un’area cimiteriale tra il I a.C. e il IV d.C. e per questo motivo San Paolo venne sepolto qui.

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Visita a: Il museo nazionale d’arte orientale a Roma

Domenica scorsa, approfittando della prima domenica del mese, sono andata a visitare il museo nazionale d’arte orientale di Roma (eh si…scrivo dopo una settimana…!).

La sede del museo è a palazzo Brancaccio e si trova a pochi minuti dalla basilica di Santa Maria Maggiore. Il museo è stato istituito nel 1957 grazie ad un accordo tra il ministero della pubblica istruzione e l’istituto italiano per il medio ed estremo oriente, che vi ha depositato le proprie raccolte artistiche e archeologiche, provenienti principalmente dalle esplorazioni di Giuseppe Tucci (a cui è dedicato il museo) in Tibet tra il 1928 e il 1954, nonché dagli scavi condotti dall’Istituto a Shahr-i Sokhteh in Iran, a Ghazni in Afghanistan e nella valle dello Swat, in Pakistan. Le collezioni sono state successivamente allargate grazie a donazioni ed acquisti.

Chi era Giuseppe Tucci

Giuseppe Tucci è considerato uno dei più grandi tibetologi del mondo. Nato a Macerata nel 1894, fu professore di filosofia e religioni dell’India e dell’estremo oriente all’università di Roma, fondò nel 1933 insieme a Giovanni Gentile l’istituto italiano per il medio ed estremo oriente di Roma, e compì numerose spedizioni scientifiche in India, Tibet e Nepal, regioni di cui aveva studiato le lingue antiche. Negli anni ’50 organizzò missioni archeologiche anche in Pakistan, Afghanistan e Iran. Nel centenario della sua nascita Tucci fu descritto come “una sorta di Mozart della filologia classica” in un articolo commemorativo. Morì nel 1984 e nel museo si trovano alcuni pezzi della sua collezione privata donati dalla moglie.

Per saperne di più

Il museo

Fino al 6 settembre il museo ospiterà l’esposizione temporanea “Grand tour. L’Italia vista dagli artisti cinesi”, dove vengono esposti dipinti en plain air di alcuni luoghi storici italiani realizzati da cinque artisti cinesi.

Le sale destinate all’esposizione permanente sono dedicate a:

  • Arte islamica: in questa sezione si trovano resti delle decorazioni in mattone cotto e in marmo del palazzo del sultano ghaznavide Mas’ud III a Ghazni in Afghanistan, provenienti dagli scavi dell’IsMEO negli anni sessanta, ceramiche islamiche dall’Iran e oggetti metallici dalla regione del Khorasan (Iran) tra il X e il XIII secolo, oltre ad una piccola collezione numismatica da varie regioni del mondo islamico dall’VIII al XX secolo.
  • Vicino e medio oriente antico: fino a poco tempo fa vi era una scarsa documentazione su questa regione, che consisteva negli oggetti depositati dall’ISMEO (oggi IsIAO, istituto per l’africa e l’oriente), quindi al principio erano rappresentati soprattutto, l’Iran, il Pakistan, l’Afghanistan, il Tibet, il Nepal, l’India, mentre nel corso degli anni la collezione si è arricchita di oggetti provenienti da Siria e Libano in seguito a donazioni.
  • Arte del Gandhara: le opere provengono da una missione archeologica nella valle dello Swat in Pakistan e consistono i rilievi decorativi raffiguranti scene di vita del Buddha.
  • Tibet e Nepal: il museo ospita una delle più importanti collezioni di arte tibetana del mondo, grazie alle esplorazioni di Giuseppe Tucci. La collezione comprende dipinti arrotolabili su stoffa ed oggetti rituali.
  • Cina e Giappone: sono esposte opere di pittura e grafica provenienti da Cina e Giappone; si tratta della più alta forma d’arte dell’Oriente Estremo, di cui il museo possiede esempi di diverso stile e soggetto che risalgono per la maggior parte ai secc. XVII-XIX. Vi è inoltre il percorso sull’antica arte cinese consistente principalmente in ceramiche funerarie e in una piccola collezione di specchi in bronzo.
  • Corea: in questa sezione sono esposti vasi in ceramica invetriata e opere donati dalla Repubblica di Corea nel 1960 e opere di artisti coreani contemporanei donate dagli stessi autori.

Il sito web del museo

Un altro museo di arte orientale che merita assolutamente di essere visitato è il MAO (museo d’arte orientale) di Torino che avevo visitato qualche anno fa; in quell’occasione vi era un’esposizione temporanea sugli antichi specchi cinesi, ed in generale il museo ha una vasta collezione (se non ricordo male sono 3 piani) sull’arte di Cina, Giappone, sud est asiatico ed arte islamica.